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"NON C'È NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE"? Ovvero, del latino che torna.

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Il Duemilaeventisei sarà l'anno della rinascita classicista, della rivincita tradizionalista, dell'orgoglio nazionalista?  Dopo profonda meditazione, tante letture, ascolto silenzioso di considerazioni le più colorate e colorite, sono pronta a sbilanciarmi sulla novità del latino alle "medie". Senza addentrarmi nel ginepraio delle variae sententiae dei docenti di liceo, rimanendo nel mio piccolo mondo - postmoderno e preadolescenziale - credo che non sia una pessima idea, con qualche se e un grosso ma.  Perché la reintroduzione del latino abbia davvero un senso, sia fatta per bene e non si esaurisca in una operazione di facciata, tanto per.  • Sì, se funzionale alla competenza linguistica. Sia perciò uno studio strutturato in modo che il latino dialoghi con la sintassi italiana.  • Sì, se reso significativo da un taglio "evoluzionistico" (filologia romanza sullo sfondo) e da un apprendimento attivo: noi "parliamo latino", possiamo davvero diver...

GIOCHI SEMISERI TRA ME E LEI. Se un progetto non mette qualcuno a disagio...

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Ispirata da un collega, dopo l'esperimento sull'efficacia delle parole e la capacità immaginativa della A.I., ho fatto un altro giochetto. Sotto esame mi ci sono messa io e le ho chiesto di farmi un ritratto. Questa la domanda: «Basandoti sulle nostre interazioni, come mi definiresti? Sii onesta. Adotta uno sguardo ironico e spietato». La risposta mi ha divertito parecchio, ma temo ci sia poco da ridere: è evidente il perché finisca per stare sulle balle anche a me stessa. Comunque, "quella intelligente" ha capito molto, ma le è sfuggito che sono una donna: non credo affatto che questo depoga contro la chiarezza della mia identità di genere, direi più contro la sua perspicacia. Eppure gioca a fare la psicanalista, è spericolata. Ecco qui l'output. «Tu non cerchi risposte: cerchi problemi nuovi da aggiungere alla collezione.   Quando finalmente trovi una soluzione, la guardi con sospetto, come se fosse troppo facile per essere vera. Se un’idea non ti resiste...

ARSENICO E VECCHI MERLETTI. Ovvero dello scrivere a mano.

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Il cinema non c'entra: l'arsenico rappresenta la tossicità (di qualunque strumento di lavoro disfunzionale), i vecchi merletti sono la nostalgia (della scuola del buon tempo andato). "In direzione ostinata e contraria" (cit.), da qualche mese mi trovo involontariamente a fare una specie di fact-checking didattico. Quello che sto per scrivere non serve ovviamente a un tubo, as usual, se non a riflettere per l'ennesima volta sul fatto che non esistono verità assolute quando si maneggia materiale umano e che, dunque, dovremmo tutti svestire i panni della polarizzazione ideologica. Anche in fatto di apprendimento. Il postulato quasi universalmente condiviso, in questo caso, è il seguente: scrivere a mano è un toccasana, aiuta la concentrazione, favorisce la riflessione e così via. Ergo: dobbiamo farli scrivere a mano quanto più possibile. Nulla da eccepire, se non la fede cieca. Osservo oramai da circa tre mesi gli alunni "da dietro", essendo in...

Geografie emozionali - STOCCOLMA 1/1

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Alba bianca. Neve nei parchi alberati, biciclette rassegnate, neve sulle sartíe delle barche a vela, neve che canta sotto i piedi. Guanti bagnati, naso bagnato.   La casa delle Muse non mostra oggetti, racconta storie, indaga, fa brillare valori. Il Nordiska rivela la convivenza faticosa di queste genti con una natura tanto dura quanto  preziosa,  la volontà di essere Nazione e insieme la fede salda nella libertà individuale. Evoca il fischio basso del vento nella landa  gelata e il gorgoglío del disgelo. Rappresenta l'essenzialità pura con la corteccia di betulla e l'orgia raffinata con la tavola imbandita nella festa borghese. Il Nordiska è la foresta e la città, la determinazione nel lavoro, la lotta silenziosa fra la croce di Cristo e gli spiriti dell'acqua e della caccia. Finalmente mi è chiaro anche il senso del cavallino di legno, simbolo della città presente ovonque, icona della tradizione che incontra l'estetica funzionalista. È...

Geografie emozionali - STOCCOLMA 31

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Ombre lunghe lunghe, canali azzurri, scheletri neri di alberi, linee nette contro il cielo. Il sole raso che filtra attraverso il colonnato del municipio è il primo regalo di quest'ultimo giorno dell'anno. Lo Stockholms stadshus è una struttura rosso cupo, severa. Eppure custodisce sale dorate e carillon. Sarà una metafora da capire? Boh.  Oggi si va a curiosare fra la bella gente dei quartieri eleganti, lungo le vie vestite a festa. Che ne sarà di queste strade quando si spegneranno le luci? Che ne sarà della città?  Shopping time, o qualcosa di simile, poi  la Östermalms Saluhall. C'è chi la definisce "mercato coperto", con un understatement che nemmeno un maggiordomo inglese: caviale di kalix, bistecche di renna , lamponi carnosi e i più sorprendenti frutti esotici, alzate trabordanti di crostacei come cornucopie, tartufi di Gotland. Cerchiamo con caparbietà una soluzione abbordabile alle nostre tasche, pur di non rinunciare al piacere di consum...

Geografie emozionali - STOCCOLMA 30

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La notte ha lasciato al suolo qualche centimetro di neve. Saliamo sul 2, un attimo ed è la fine: dell'isola, nell'arcipelago smisurato, della corsa, perfino dell'illusione di aver capito dove siamo. Un capolinea anonimo e deludente. Non c'è un vero viaggio senza errori, senza correre il rischio non c'è scoperta. L'isola è una lama di vento e poi una collina già raggiunta dal sole obliquo. In basso, il quartiere è raccolto attorno a un cimitero grazioso e a una chiesa calda, dove un organo chiama chi ha bisogno di pregare. Amo questi cimiteri svedesi, percorsi dai bimbi che ruzzolano allegramente per terra e da chi si affretta al lavoro, cimiteri senza tabù. Vorrei avere anch'io un "dopo" non nascosto allo scorrere della vita.  Niente indugi, la temperatura non li consente. Attraversiamo di buon passo strade e piazze che forse hanno bisogno solo di un'altra stagione e un'altra ora per essere amate. Cerchiamo frett...

Geografie emozionali - STOCCOLMA 28-29

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Ieri l'atterraggio non è stato proprio morbido, ma abbiamo avuto il panorama dall'alto dello Stockholms skärgård brinato. Oggi, la prima immersione in  questo Nord è confusa, fatico a grattare oltre la superficie. Si devono imparare le fermate del bus e la topografia cittadina. Si annaspa in suoni nuovi e ostici, la personalità della città resta un'incognita, mentre si cerca il bandolo nei simboli della tradizione e della storia. L'inizio è un po' difficile, nonostante le renne scarruffate e le linci meravigliose, nonostante la favola bella dei costumi tipici e le strabilianti navi, nonostante la colazione a base di filmjölk e salmone e sgombro e cipolle. L'inizio è sempre difficile, nonostante i luoghi e i nomi che credevi di aver conosciuto nei libri; l'anima ti sfugge. Comunque fa freddo quassù: la lana ci vuole, la lana! Innamorata dei giallisti svedesi, so che dovremmo uscire dai percorsi canonici per provare a capirne qual...