CRONACHE DALLA SAVANA: culpa in vigilando.
Ci sono i leoni. Li riconosci fin da piccoli: determinati a vincere su tutta la linea, belli come solo chi si piace è bello, convinti di meritare il posto di the king. Talvolta piacioni, talvolta arroganti, in qualche caso petulanti. La loro sarà una parabola in salita. Se non incontreranno un altro king a cui stanno platealmente sulle palle.
Ci sono le gazzelle. Non sono così fragili e pure loro puntano al successo. Pure loro sono bbbbbelle, perché lo sono, perché sono fresche e croccanti come la lattuga di giornata. 'No splendore, proprio. Speriamo non la prendano troppo male quando non riusciranno più a correre: perché le gazzelle corrono, si lanciano, si fanno inseguire, inseguono, sanno giocare col pericolo al bisogno.
Ci sono le paperelle e le gattine scarruffate. Sentono di non essere gazzelle e a volte neanche desiderano esserlo, le prime nascondono spesso una tempra e una sicurezza inattese, le seconde si fidano un po' troppo dei loro artiglietti e li mostrano con troppa disinvoltura.
Ci sono teneri tassi, orsettosi ma resistenti, silenziose giraffe affidabili, suricati pazzerelli, nella mia savana. Quella del lunedì mattina. Quella dove vorrei condividere gioie e dolori e saperi come un vecchio, saggio, innocuo Sapiens e invece mi trovo spesso a fare il ranger.
Ora, in questa mia savana, capita che i leoni prendano molto sul serio il loro ruolo di leoni. E pure le gazzelle. Capita che le paperelle e le gattine sfoderino tempra, artigli e anche una buona dose di giovanile sconsideratezza, mentre i tassi scorrazzano, i suricati impazzano e pure le placide giraffe perdono un po' la testa, lassù in cima.
Ora, il paludato Giudice custode dei Codici - che è un Sapiens come me, ma le giraffe le ha viste solo allo zoo e dei suricati non conosce l'esistenza - ogni qualche mese emette una sentenza contro il ranger di turno per "culpa in vigilando". Queste magnifiche sentenze hanno anche una finalità educativa e mi ricordano che devo vi-gi-la-re, che se non vi-gi-lo come si deve sarò condannata alla pubblica gogna e a durissime sanzioni, che se una paperella o un tasso si fanno male avrò vinto pure un soggiorno gratis nelle patrie galere.
Signor Sommo Giudice, io mi inchino alla Corte, ma chiedo comprensione: vorrei capire dove sbaglio, per migliorare.
Perché negli anni ho preso alcune abitudini che mi paiono funzionali alla bisogna e purtuttavia temo di non poter garantire ciò che il mio ruolo richiede secondo i vostri sacrosanti standard della fanta-savana. E anche se un soggiorno gratis laqualunque è sempre gradito, temo che le patrie galere mi riuscirebbero un pelo umide.
Ora illustrerò alcuni dubbi e la Corte saprà sicuramente illuminarmi.
Le nostre paperelle e i nostri paperelli non sono proprio esperti di volo, ma io sospetto che quando vanno in bagno (esattamente a metà della mia lectio magistralis sulle malattie veneree di Bonaparte o sulla notoriamente scarsa igiene della moglie), ecco, sospetto che si affaccino pericolosamente alla finestra, anelando alla libertà. Ora: devo pedinarli? Ma se nel frattempo in classe alla placida giraffa venisse in mente di rimettere al suo posto l'arrogante leone con una zampata? E se la madre del paperello avesse da ridire sul mio monitoraggio alle sue funzioni fisiologiche?
Quando si esce dalla savana, si sa, i Sapiens devono accompagnare le tenere bestiole onde evitare incidenti (che poi se ne verificheranno di ben più gravi appena fuori, ma lì è già giungla, e chissenefrega). Per anni ho seguito il branco perché il dislivello delle scale aiuta a supervisionare. Ma davanti ci stanno sempre leoni in fregola, gazzelle sfrenate e suricati rotolanti e io ho passato da mo' la cinquantina... Comunque dietro mi restano sempre un paio di pigre giraffe caracollanti e qualche tasso ridanciano che si allacciano le scarpe, reggono il diario in bocca, infilano creativamente la giacca. Inciampando. Allora ho preso l'abitudine, condivisa dalla maggior parte degli altri rangers, di precedere le bestiole su per le scale. Però l'allenamento di salire i gradini in retromarcia non ha dato molti frutti, perciò - ahimè - ammetto che procedo dando loro le spalle: sento un urlo, mi giro, e loro mi guardano tranquilli e sorridenti. Vengo spinta che rischio di sbattere le gengive a terra, mi giro, e loro mi guardano tranquilli e sorridenti. Un trambusto d'inferno, mi giro per accertarmi che nessuno sia morto, ma sempre tranquilli e sorridenti sono. «Chi è stato?» «A fare cosa?». Vabbe'. Potrei farli tornare in classe ad ogni grido, spinta, trambusto, ma poi dovrebbero incrociare un altro branco che sale e tutti quanti si ingarbuglierebbero e spingerebbero e poi perderebbero il pullmino e la madre di cui sopra mi manderebbe a breve giro di posta una di quelle simpatiche email che le patrie galere sono meglio, accusandomi di sequestro di persona. Dove mi consiglia di piazzarmi la Corte?
Un altro dubbio concerne le armi improprie. Se metto il leone al primo banco avrò tutto il variegato branco alle sue dipendenze e in questo caso le comunicazioni elettroniche avrebbero a che fare con il disturbo alle gattine scarruffate, anche se costoro si disturbano abbondantemente anche da sole. Ma se metto il leone in fondo, dovrò ogni giorno perquisire il suo astuccio e la sua cartella e le sue tasche e che altro non immagino alla ricerca di pericolose taglierine, colle da falegname, forbici, forcipi, veleni vari? Perderei venti minuti ad ogni lezione e dopo un altro quarto d'ora il leone avrebbe comunque convinto il vicino suricato a provare ad ingerire il refill della penna.
Durante le pause, che noi chiamiamo intervalli, è previsto il riposo. Sua Santità, lei ha idea di cosa sia il riposo per degli animaletti adolescenti? Ho adottato come calzatura abituale le scarpe da running ma niente, non riesco a stare loro dietro. «Allora staranno in classe», «Allora staranno seduti», «Allora staranno seduti in classe».
Nell'attesa di ricevere la famosa email che mi accusa di sevizie (un animaletto della savana sta meglio con du' cerotti che fermo per otto ore, è risaputo), cercherò di evitare che le bestiole al banco si mettano le mani addosso, controllerò che non si spilucchino la suola delle scarpe con la stessa mano con cui pescano i Fonzies dal sacchetto della compagna, monitorerò ogni possibile passaggio di sostanze per evitare che sperimentino l'assunzione di colla ed evidenziatori e, contestualmente, farò in modo di cogliere ogni possibile parola poco gentile dentro un'aula che rimbomba suoni a 120 decibel.
Mio sacratissimo Giudice, abbia la bontà di rilasciarmi un vademecum puntuale su come comportarmi in modo che - sudata, sorda, afona - io possa serenamente dedicarmi a rispondere alle email.
Una Ranger