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Attraversamenti, alture ed arenili - BRIVIDI D'ESTATE

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Il cielo è azzurro. Costantemente azzurro. Riccioli di nuvolette dipinte non ingannano la vampa assolata. Sideralmente distante e indifferente, il cielo splende la sua minaccia di arsura, abbacinante: ci sarà un nuovo inverno? Un pioggia attesissima e annunciata evapora al suolo. Arriva e se ne va nello spazio di un'aurora. La cappa di calore umido incombe, non molla la presa neppure a sera. Pesa sull'anima, deprime la pressione, soffoca. Ti avvolge  di un sudore viscido invincibile. Non c'è rifugio.  Il mare è caldo. Innaturalmente caldo. Un brodo che temi finirà per uccidere le mille vite che ospita. Un caldo di putrefazione imminente. Firenze brucia, dopo le prime ore del mattino, ostentando le meraviglie della Signoria e le bancarelle di dubbia pelletteria senza distinzione.  Viareggio brucia, dopo le prime ore del mattino, ostentando vecchie villeggiature liberty e nuove vetrine pretenziose senza distinzione. Brucia anche il sellino del velocipede (a Viar...

LA MODA DI AGOSTO, NEL MIO PICCOLO ENTOURAGE

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La moda di agosto, nel mio piccolo entourage, pare quella di condividere sui social gli interventi di Pellai.  Forse sarà l' ultima volta che mi sbilancio su questo tema; così come è possibile che abbandoni diverse altre strade intraprese. Non perché abbia compreso un errore, ma perché fare una fatica porca per poi passare per devastatrice di giovani menti, anche no.  Mi permetto di precisare che, comunque, l'universo della psicopedagogia, della didattica, della neurologia non si esaurisce in Pellai, ma ci sono anche personaggi come Rivoltella, Gui, Cipresso, Fabiano, per rimanere in Italia.  Parto da ciò che vedo con grande frequenza.  Situazione A.   Ragazzini di 12 anni cercano info in Google e si affidano alla sintesi di AI Overview, una perfetta macchina di allucinazioni. https://www.scienzeforensi.org/blog/?google-ai-overview--notizie-false,-danni-reputazionali-e-le-prime-reazioni-della-giustizia Parallelamente, adulti che scoprono l'acqua calda perché be...

Attraversamenti, alture ed arenili - ARRIVEDERCI, COLORI DEL LUBERON

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Au revoir, couleurs du Luberon. Viola lavanda, solo immaginato, suggerito dalle estensioni ordinate di arbusti e da un profumo improvviso e ricorrente; azzurro fiordaliso lungo le vie, nei campi, alle persiane; arancio, giallo, rosa nelle Ocre; verde: brillante nei vignobles, polveroso nelle grandi leccete.  Gordes è bianco, Roussillon è rosso, Bonnieux è rosa,  il mercato di Apt è un caleidoscopio, anzi un'armonia: esteso dentro tutto il centro cittadino, è un mercato vero, meno fracassone delle nostre fiere, niente affatto turistico, niente affatto mondano, mescola profumi di terroir e note discrete di musicisti di strada.  Arrivederci colori del Luberon, nastri neri e dritti delle salite pedalabili e infinite, orizzonti dominati dalla cima bianca del Mont Ventoux, silenziosi ingressi di domaines, clos, mas immersi nel verde e trasmutati in eleganti alloggi per turisti amanti del silenzio. Colori fruttosi delle marmellate a colaz...

Attraversamenti, alture ed arenili - PETRARCHEGGIANDO O QUASI

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Avignone immorale e corrotta, Babilonia di lussuria e avidità, simbolo dell'asservimento della Chiesa di Cristo al potere e al vizio.  Ok, però, che gradevole città, Franci. Vero che il palazzo pontificio è un tantino pretenzioso, ma le vie bianche ed eleganti, le ariose vedute sul Rodano, i lindi quartieri degli artigiani, la penombra negli oratori degli ordini mendicanti, la luce che si rovescia sulla perfetta cerchia delle mura!  Tu, poi, invochi la " fiamma del ciel " sulla città del Papa e te ne vai sbirciando le nudità di Lauretta tua mentre si sollazza nelle chiarefreschedolciacque della Sorgue! Le ho viste, sai? Bel posticino pure quello, l'Isle-sur-la-Sorgue, adatto alle fughe romantiche, bravo. Altro che aspirazioni spirituali!  E dire che avresti potuto arrivare fino all'abbazia di Senanque, stava già qui da più di 150 anni ai tempi tuoi.  È la chiesa più perfetta che io abbia mai visto, ogni Chiesa dovrebbe essere così: totalm...

Attraversamenti, alture ed arenili - PROVENCE-ALPES-CÔTE D'AZUR

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Giù a precipizio lungo la valle della Durance, sosta un po' a caso all'apparire di infissi color pastello alle finestre e di  galettes sulle tavole dei bistrot .   Poi, dalla "Porta di Provenza", Sisteron, a Sault, "capitale della Lavanda", fanno 65 kilometri, in linea d'aria assai meno. Io non so come, ma riusciamo a moltiplicare tempi, curve, dislivelli, altipiani e scollinamenti in modo da impiegare ore. Dono dell'esploratore o maledizione dell'esule ramingo. Ma che vuoi, oggi è imbronciato, piove e spiove, tuona un po', il Mont Ventoux è tutto coperto e imbacuccato, ci allontana: tanto vale girovagare fra campi rinsecchiti e foreste di lecci.  Però Sault profuma davvero e la chiesa è talmente intatta che per un momento ti senti Petrarca a spasso nei paraggi.  Intanto ci acculturiamo sull'agro-industria degli oli essenziali e sulla differenza fra "lavanda" e "lavandino", e non è una battuta.  ...

Attraversamenti, alture ed arenili - EN APPROCHE

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Pastorizia, bricchi, foreste. I liguri, poi i celti, infine i romani. Un Comune,  vie di comunicazione intervallive, una parlata antica e singolare. Non sto parlando di Premana, ma di Briançon, Francia, les montagnards . Sto parlando di quando i passi alpini erano, appunto, passi.   Poi venne il tempo delle Nazioni e dei cannoni a difesa delle patrie, in nome non di sa quale Identità. Ringrazio il cielo che oggi le Alpi siano tornate ad essere cerniera fra popoli fratelli. Che possiamo riconoscere la radice celtica comune di Briançon, Brianza e Bregenz, le desinenze-sorrelle liguri di Parlasco e Manosque, ma anche la memoria germanica condivisa di Le Gault, MarktWald e Gualdo Tadino, di Saaldorf e Sala Consilina. Sono figlia di questa genìa bastarda e solo in essa mi riconosco.   Briançon non è solo fortificazioni di Vauban, non è solo il gorglìo della Gargouille che precipita giù per la Grand Rue, però, insomma, al di fuori delle mura creat...

BISANZIO RISPLENDE SUL BOSFORO E CI RIVELA A NOI STESSI

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C’è un punto, nella produzione di Francesco Guccini, in cui la canzone diventa visione, cosmologia del presente, in un climax denso di simbolismi. Per me Bisanzio rimane la sua vetta poetica: una canzone che accede a una lingua alta e intrisa di storia antica, che profuma di nobiltà corrotta e di raffinata decadenza intellettuale. Non ho mai visto il Bosforo e non voglio conoscere Istanbul, perché so che non troverei la Bisanzio che ho nella mente. Luogo scintillante e sospeso, dalle mille favelle, dove il vento porta odore greve di salmastro, di profumi bruciati e di spezie misteriose, i dotti discutono quisquilie fino a sfinirsi sotto cupole brillanti di lacca, pigre etère raffinate ingannano il tempo e la mente di potenti uomini d'ogni risma e provenienza.  Paradossalmente, questo luogo mitico parla del mio presente più di qualsiasi cronaca. In un tramonto affocato e presago di sovvertimenti, la domanda: “Che oroscopo puoi trarre questa sera, Mago?” Io lo vedo, il Mago, lo imma...

IL MIO FRANCESCO

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Oggi piango il Maestro; e non è un modo di dire.  Cosa abbiano significato per me le sue canzoni è impossibile da spiegare in poche righe: un modo di stare al mondo che ha le sue radici nella stupidità dei vent'anni e nella saggezza degli ignoranti, ma che fruttifica ogni giorno.  Cosa mi lasci oggi, Francesco? L'arte che si sporca con la vita minuta e acquista vigore, sangue, profondità. Le cose quotidiane che si vestono della grande tradizione letteraria e la mediocrità che si illumina di mito — l'eroismo dei piccoli uomini, la bellezza della banalità. Ho imparato che il vocabolario non conosce limiti né censure: i miei smadonnamenti possono osare figure retoriche e arcaismi, la parola è libertà. Non è solo una lezione di letteratura: è un modo di guardare a me stessa. Una moquette lisa può narrare un'epopea, gli splendori della classicità possono parlare delle mie piccole storie. L'Ideale può dare senso e direzione a un'emozione, il mio odore può ra...

LA SAGA DI ENRICO IL PENTOLAIO E LO STRANO DESTINO DELLA SCUOLA DI OGVARTO

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(Il nuovo corso della scuola italocentrica mi impone il dovere morale di non indulgere agli anglicismi). Una storia, una vera e propria saga era ormai nei cuori di tutti: nella storia c'era una scuola meravigliosa, con torri, magie, professori eccentrici e studenti che imparavano perfino dagli errori. Si chiamava Ogvarto ed era una scuola di Magia.  Tutti conoscevano Ogvarto, tutti ne parlavano bene, discenti ed insegnanti, padri e accademici, pedagogisti e ministri. Tutti, ma proprio tutti, erano concordi nel dire che quella sì era una bella scuola, con discepoli felici, rispettosi e liberi di essere sé stessi, non semplici contenitori di verifiche; con professori originali e non distributori automatici di programmi; con adulti capaci di accompagnare la crescita, attraverso normali disastri con bacchette, pozioni e creature poco raccomandabili. La saga di Enrico il Pentolaio, il protagonista, era ormai diventata un piccolo miracolo pedagogico. Ne parlavano i giovani lettori, g...

Solo la familiarità con la morte può salvarci la vita

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Da noi, in paese, la morte non è ancora diventata un tabù. È qualcosa che per ora siamo riusciti a salvare: non si nasconde la morte ai bambini, non si mette a tacere chi parla della propria fine, non si considera sconveniente fare domande. La morte è un fatto doloroso, ma naturale. Trovo tutto questo molto bello. Pietoso, umano. Persino liberatorio. La morte, quando la si lascia entrare nel discorso, diventa occasione di pensiero. Chi parte lascia una memoria e questa memoria screma la quotidianità dal superfluo, illumina quel che conta. Anche per chi non crede: resta qualcosa che non muore. Oggi abbiamo salutato un uomo. Un marito, un padre, un nonno. Una persona che le circostanze avevano portato qui da molto lontano e che a quel "capitare qui" ha saputo dare senso e direzione. Un uomo che — come si è detto nell'omelia — ha scelto con determinazione di partecipare alla comunità, di dare competenze, tempo, fatica. Oggi la comunità ha mostrato - come spesso fa, con poch...

LA RIBALTA PREMANESE. Ovvero, piccolo bestiario estivo.

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Noi che non soffriamo di overtourism . Un paese è una piccola comunità dove tutti vedono tutti: ogni paese è, in realtà, un teatro.  Sulla ribalta di Premana, ad ogni stagione va in scena la stessa commedia: da un lato i turisti, dall'altro i locali, ciascuno fedele alla propria parte fino in fondo.  Gente che viene e che va  L'anziano — Ancora arzillo e sicuro sulle gambe, ma oscillante fra il desiderio di dimostrare solide competenze di lifestyle locale e l'abitudine alle comodità cittadine. Chiede quale sia la farmacia aperta quando trova chiusa l'unica presente nel raggio di chilometri, poi fa il figo e sostiene che la sua unica medicina è una sana camminata quotidiana; chiede il kombucha al bar e poi si pente, fingendo stupore nel trovare la Coca Zero. La madre nordica — È seguita da due bambini più almeno altri due individui di età indefinibile, perché a certe latitudini dopo i 10 anni i pargoli superano il metro e settanta e noi terroni non ne sappiamo stimare l...

Le mie modeste epifanie quotidiane - RAZZA OROBICA

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L'insegnante orobica è come la capra orobica.  Ridete, ridete... quella è la razza: di origine sconosciuta, ma ben caratterizzata. L'isolamento geografico ne ha fatto – dell'insegnante e della capra - una genìa a sé, molto rustica.  A parte la taglia media, soprassiederei sui caratteri fisici - la barba, lo sviluppo mammario e le corna – in quanto aspetti che creano comprensibile imbarazzo. Interessante, invece, l'attitudine produttiva duplice, da latte e da carne. Notoriamente l'insegnante orobica, isolata e spesso priva di supporto da chi occupa posizioni elevate ad altitudini ridotte, si adatta a svolgere funzioni varie, secondo necessità.  Poiché (secondo il disciplinare del presidio Slow Food) gli animali orobici devono essere allevati allo stato semibrado e prevedere l'alpeggio estivo, l'obiettivo di selezione comprende «il miglioramento dell’attitudine al pascolamento in montagna», ovvero l'attitudine ad arrangiarsi in situazioni difficili; tutta...

Le mie modeste epifanie quotidiane - IL CAMPEGGIO

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Il campeggio vero, in tenda canadese, fra gli abeti, senza vialetti profumati di oleandri che conducono a moderni servizi luminosi: una scarpata per arrivare in qualche modo in bagno se proprio ti scappa durante la notte, due wc per più di cinquanta persone e la fontana.   Il campeggio vero, uno zaino come cuscino e le scarpe nell' intercapedine per non inzupparsi di rugiada. Il campeggio come nei primi anni Settanta, quando ero bimba. Ci si lava oggettivamente poco, ci si cambia lo stretto indispensabile, il pettine boh e si dorme con il rumore del torrente nelle orecchie.   Credo che il campeggio ti ripulisca di tante paure idiote e dia spazio a quella o quelle due o tre paure vere, radicate, profonde. Certo ti adatti ad essere imperfetto fra imperfetti.   È bello vedere i bimbi di sette, otto anni farsi coraggio, ingoiare la nostalgia della mamma, ridere e piangere mentre cercano nel caos indicibile della loro  tenda ciò che troveranno, forse...

UN PAESE VUOL DIRE NON ESSERE SOLI

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« Che schifo di posto. Che gente ».  Oook baby. C'è un momento, nella vita di quasi tutti, in cui il paese diventa stretto. Però occhio, baby, non è sempre colpa del paese: spesso il colpevole che cerchiamo — nella mediocrità dei vicini, nell'ombra del campanile, nei pettegolezzi sempre caldi — è uno specchio. Le comunità coese sono quelle che stanno addosso più strette, « ma bada che ci si conosce  bene proprio perché i peccati del paese sono, in buona parte, i nostri stessi peccati. Anche quando non pare ». « No guarda, proprio no. Io.. .». « Io, io... » « Ottusa anche tu, come tutti qui. Ma dai, esci dal Matrix, cazzo. Io me ne vado: a Milano, a Londra.. .» Ah, non a Dubai? Per dire... C'è Matrix e Matrix. Spesso, comunque, si parte. Per rivalsa o per fame d'altro, per migliorarci o per un'ambizione che non sa ancora bene cosa vuole, raramente sorretta da un eccezionale talento. È un processo naturale, fisiologico, anche giusto:  allontanarsi da...

LA POLVERE E IL DESTINO. Storie di magazzino.

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Un museo è un magazzino: non è una definizione poetica, ma è piuttosto vera, ammettiamolo.  C’è chi porta oggetti dalla cantina al museo come si conferisce in discarica: con la stessa urgenza di liberarsi, la stessa vaga coscienza sporca, confezionata però con una dignità supplementare. E c’è chi consegna con amorosa sollecitudine, e un po’ d'ansia appena trattenuta, ciò che ha cavato dai recessi di un vecchio armadio: la voce che si abbassa di mezzo tono mentre porge l'abito della nonna o uno strano attrezzo del bisavolo, come se stesse affidando un figlio ad estranei; un “figlio” di cui non si sa più cosa fare, beninteso, ma pur sempre un figlio. Nell’uno e nell’altro caso, a me il compito ingrato — e decisamente sproporzionato alle mie forze — di decidere quali memorie meritino la cura, quali l'oblìo e se valga la pena aggiungere ancora un residuo di forno fusorio, un chiodo forgiato a mano, una pettorina ricamata alla collezione. Una selezione che nessuno nomina esplici...

DOPO TANTO

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Dopo tanto riflettere e chiedere e leggere, dopo tanti distinguo ... Mi sono detta: «Ma tu, cosa senti se pronunci insieme le due parole "latino" e "scuola"?» Ergo:  Difficile est longum subito deponere amorem Lectores in area commentatoria scribere possunt quid hic versus unicuique eorum significet.

POVERO EDGAR

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Se ne è andato. Ovviamente, alla sua età non è una notizia sconvolgente, eppure mi sento più povera, di nuovo orfana. Edgar Morin non scriverà più. Cosa sia rimasto nella nostra scuola della sua riflessione è difficile dirlo, ma a me pare ben poco. Credo che molti insegnanti non lo abbiano mai nemmeno preso seriamente in considerazione. E allora continueremo imperterriti a produrre teste piene anziché teste ben fatte. Continueremo a riproporre le stesse minuziose programmazioni da seguire pedissequamente, impermeabili alle provocazioni del presente, riluttanti a lasciarci interrogare dalla complessità. Continueremo a sbirciare pavidi i pensieri altrui, incapaci di confrontarci e integrare le nostre diverse luci per combattere il buio della semplificazione, della banalità, della volgarità. Palidini della certezza dogmatica e delle formule fisse. Povero Edgar. Poveri noi. Da leggere

INGRANAGGI INCONSAPEVOLI?

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Trascrivo integralmente qui di seguito un post apparso su LinkedIn.  Giorgio Trani —  Fonte: LinkedIn (post pubblico, 1 giorno fa) «Esiste una scuola in Svizzera che costa centoquarantamila dollari l'anno. Si chiama Le Rosey. La frequentano i figli dei Rockefeller, dei Rothschild, degli eredi di Winston Churchill. Non è una scuola per l'uno per cento: è per lo zero virgola zero zero uno per cento. Lì non si impara soltanto economia o geopolitica. Si impara qualcosa di infinitamente più prezioso e infinitamente meno dichiarato: la postura del potere. Come si entra in una stanza. Come si tace nel momento giusto. Come si esercita la dominanza senza che l'interlocutore se ne accorga. Come si governa senza empatia, ma con la perfetta simulazione di essa. Bourdieu lo chiamava *habitus*: la grammatica invisibile che separa chi è nato per comandare da chi è nato per eseguire.E la verità scomoda è questa: mentre Le Rosey forma i futuri padroni del mondo, le nostre scuole pubbliche ...

ATMOSFERA MILANESE? Decadenza senza stile: D'Annunzio piange.

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Leggo che la milanesissima Rinascente non è più roba nostra. Mi spiace.  Però siamo a Milano, neh, mica a NY e neanche a Seul. La bella gente di mezzo mondo non viene a spendere a Milano per la fama del buon gusto coreano. Avete presente: «Pasta, cappuccino, opera, ValentinoArmaniGucciVersace». Dunque, si potrebbe tentare qualcosa del genere (almeno in parte)? « Tecnologia, moda e storia. E Rinascente è il punto di riferimento della città da oltre 150 anni.  A pochi passi dal Duomo si trova il nostro negozio principale, dall’atmosfera elegante e contemporanea. Nei suoi dieci piani potrai scoprire un’autentica galleria delle eccellenze, che spazia dalla moda alla gioielleria e agli accessori, dalla bellezza alla gastronomia, fino al design più esclusivo.  Tra le tappe obbligate: il Supermercato del Design, al piano -1; al settimo piano, il Mercato Alimentare e i ristoranti della Galleria del Gusto, dalle cui terrazze poter ammirare le guglie del Duomo; ANNEX...

LA TERZA VIA. Per una didattica del necessario

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Da decenni il dibattito sulla scuola non è più un confronto tra posizioni pedagogiche, ma un flusso di opinioni, slogan e polemiche diffuse dai media e dal web, poi riversate – spesso in modo non mediato – nelle famiglie, nelle agenzie formative extra‑scolastiche, nel dibattito politico, nei gruppi sociali e perfino nella vita delle istituzioni scolastiche (collegi docenti, consigli di classe, dipartimenti). Di scuola parlano tutti e troppo, ma pochi si assumono la fatica della mediazione, che richiede forza intellettuale. La pedagogia diventa di volta in volta opinione estemporanea, reazione emotiva, retorica di comodo. Due posizioni speculari, ugualmente insufficienti. Nel dibattito pubblico si assiste a una continua oscillazione tra due estremi che si credono opposti e sono invece speculari nella loro insufficienza. Da un lato, un tradizionalismo nozionistico che identifica la serietà con la quantità di contenuti trasmessi e misura la qualità dell’insegnamento dal volume del progra...