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Le mie modeste epifanie quotidiane - RAZZA OROBICA

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L'insegnante orobica è come la capra orobica.  Ridete, ridete... quella è la razza: di origine sconosciuta, ma ben caratterizzata. L'isolamento geografico ne ha fatto – dell'insegnante e della capra - una genìa a sé, molto rustica.  A parte la taglia media, soprassiederei sui caratteri fisici - la barba, lo sviluppo mammario e le corna – in quanto aspetti che creano comprensibile imbarazzo. Interessante, invece, l'attitudine produttiva duplice, da latte e da carne. Notoriamente l'insegnante orobica, isolata e spesso priva di supporto da chi occupa posizioni elevate ad altitudini ridotte, si adatta a svolgere funzioni varie, secondo necessità.  Poiché (secondo il disciplinare del presidio Slow Food) gli animali orobici devono essere allevati allo stato semibrado e prevedere l'alpeggio estivo, l'obiettivo di selezione comprende «il miglioramento dell’attitudine al pascolamento in montagna», ovvero l'attitudine ad arrangiarsi in situazioni difficili; tutta...

Le mie modeste epifanie quotidiane - IL CAMPEGGIO

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Il campeggio vero, in tenda canadese, fra gli abeti, senza vialetti profumati di oleandri che conducono a moderni servizi luminosi: una scarpata per arrivare in qualche modo in bagno se proprio ti scappa durante la notte, due wc per più di cinquanta persone e la fontana.   Il campeggio vero, uno zaino come cuscino e le scarpe nell' intercapedine per non inzupparsi di rugiada. Il campeggio come nei primi anni Settanta, quando ero bimba. Ci si lava oggettivamente poco, ci si cambia lo stretto indispensabile, il pettine boh e si dorme con il rumore del torrente nelle orecchie.   Credo che il campeggio ti ripulisca di tante paure idiote e dia spazio a quella o quelle due o tre paure vere, radicate, profonde. Certo ti adatti ad essere imperfetto fra imperfetti.   È bello vedere i bimbi di sette, otto anni farsi coraggio, ingoiare la nostalgia della mamma, ridere e piangere mentre cercano nel caos indicibile della loro  tenda ciò che troveranno, forse...

UN PAESE VUOL DIRE NON ESSERE SOLI

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« Che schifo di posto. Che gente ».  Oook baby. C'è un momento, nella vita di quasi tutti, in cui il paese diventa stretto. Però occhio, baby, non è sempre colpa del paese: spesso il colpevole che cerchiamo — nella mediocrità dei vicini, nell'ombra del campanile, nei pettegolezzi sempre caldi — è uno specchio. Le comunità coese sono quelle che stanno addosso più strette, « ma bada che ci si conosce  bene proprio perché i peccati del paese sono, in buona parte, i nostri stessi peccati. Anche quando non pare ». « No guarda, proprio no. Io.. .». « Io, io... » « Ottusa anche tu, come tutti qui. Ma dai, esci dal Matrix, cazzo. Io me ne vado: a Milano, a Londra.. .» Ah, non a Dubai? Per dire... C'è Matrix e Matrix. Spesso, comunque, si parte. Per rivalsa o per fame d'altro, per migliorarci o per un'ambizione che non sa ancora bene cosa vuole, raramente sorretta da un eccezionale talento. È un processo naturale, fisiologico, anche giusto:  allontanarsi da...

LA POLVERE E IL DESTINO. Storie di magazzino.

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Un museo è un magazzino: non è una definizione poetica, ma è piuttosto vera, ammettiamolo.  C’è chi porta oggetti dalla cantina al museo come si conferisce in discarica: con la stessa urgenza di liberarsi, la stessa vaga coscienza sporca, confezionata però con una dignità supplementare. E c’è chi consegna con amorosa sollecitudine, e un po’ d'ansia appena trattenuta, ciò che ha cavato dai recessi di un vecchio armadio: la voce che si abbassa di mezzo tono mentre porge l'abito della nonna o uno strano attrezzo del bisavolo, come se stesse affidando un figlio ad estranei; un “figlio” di cui non si sa più cosa fare, beninteso, ma pur sempre un figlio. Nell’uno e nell’altro caso, a me il compito ingrato — e decisamente sproporzionato alle mie forze — di decidere quali memorie meritino la cura, quali l'oblìo e se valga la pena aggiungere ancora un residuo di forno fusorio, un chiodo forgiato a mano, una pettorina ricamata alla collezione. Una selezione che nessuno nomina esplici...

DOPO TANTO

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Dopo tanto riflettere e chiedere e leggere, dopo tanti distinguo ... Mi sono detta: «Ma tu, cosa senti se pronunci insieme le due parole "latino" e "scuola"?» Ergo:  Difficile est longum subito deponere amorem Lectores in area commentatoria scribere possunt quid hic versus unicuique eorum significet.

POVERO EDGAR

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Se ne è andato. Ovviamente, alla sua età non è una notizia sconvolgente, eppure mi sento più povera, di nuovo orfana. Edgar Morin non scriverà più. Cosa sia rimasto nella nostra scuola della sua riflessione è difficile dirlo, ma a me pare ben poco. Credo che molti insegnanti non lo abbiano mai nemmeno preso seriamente in considerazione. E allora continueremo imperterriti a produrre teste piene anziché teste ben fatte. Continueremo a riproporre le stesse minuziose programmazioni da seguire pedissequamente, impermeabili alle provocazioni del presente, riluttanti a lasciarci interrogare dalla complessità. Continueremo a sbirciare pavidi i pensieri altrui, incapaci di confrontarci e integrare le nostre diverse luci per combattere il buio della semplificazione, della banalità, della volgarità. Palidini della certezza dogmatica e delle formule fisse. Povero Edgar. Poveri noi. Da leggere

INGRANAGGI INCONSAPEVOLI?

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Trascrivo integralmente qui di seguito un post apparso su LinkedIn.  Giorgio Trani —  Fonte: LinkedIn (post pubblico, 1 giorno fa) «Esiste una scuola in Svizzera che costa centoquarantamila dollari l'anno. Si chiama Le Rosey. La frequentano i figli dei Rockefeller, dei Rothschild, degli eredi di Winston Churchill. Non è una scuola per l'uno per cento: è per lo zero virgola zero zero uno per cento. Lì non si impara soltanto economia o geopolitica. Si impara qualcosa di infinitamente più prezioso e infinitamente meno dichiarato: la postura del potere. Come si entra in una stanza. Come si tace nel momento giusto. Come si esercita la dominanza senza che l'interlocutore se ne accorga. Come si governa senza empatia, ma con la perfetta simulazione di essa. Bourdieu lo chiamava *habitus*: la grammatica invisibile che separa chi è nato per comandare da chi è nato per eseguire.E la verità scomoda è questa: mentre Le Rosey forma i futuri padroni del mondo, le nostre scuole pubbliche ...

ATMOSFERA MILANESE? Decadenza senza stile: D'Annunzio piange.

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Leggo che la milanesissima Rinascente non è più roba nostra. Mi spiace.  Però siamo a Milano, neh, mica a NY e neanche a Seul. La bella gente di mezzo mondo non viene a spendere a Milano per la fama del buon gusto coreano. Avete presente: «Pasta, cappuccino, opera, ValentinoArmaniGucciVersace». Dunque, si potrebbe tentare qualcosa del genere (almeno in parte)? « Tecnologia, moda e storia. E Rinascente è il punto di riferimento della città da oltre 150 anni.  A pochi passi dal Duomo si trova il nostro negozio principale, dall’atmosfera elegante e contemporanea. Nei suoi dieci piani potrai scoprire un’autentica galleria delle eccellenze, che spazia dalla moda alla gioielleria e agli accessori, dalla bellezza alla gastronomia, fino al design più esclusivo.  Tra le tappe obbligate: il Supermercato del Design, al piano -1; al settimo piano, il Mercato Alimentare e i ristoranti della Galleria del Gusto, dalle cui terrazze poter ammirare le guglie del Duomo; ANNEX...

LA TERZA VIA. Per una didattica del necessario

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Da decenni il dibattito sulla scuola non è più un confronto tra posizioni pedagogiche, ma un flusso di opinioni, slogan e polemiche diffuse dai media e dal web, poi riversate – spesso in modo non mediato – nelle famiglie, nelle agenzie formative extra‑scolastiche, nel dibattito politico, nei gruppi sociali e perfino nella vita delle istituzioni scolastiche (collegi docenti, consigli di classe, dipartimenti). Di scuola parlano tutti e troppo, ma pochi si assumono la fatica della mediazione, che richiede forza intellettuale. La pedagogia diventa di volta in volta opinione estemporanea, reazione emotiva, retorica di comodo. Due posizioni speculari, ugualmente insufficienti. Nel dibattito pubblico si assiste a una continua oscillazione tra due estremi che si credono opposti e sono invece speculari nella loro insufficienza. Da un lato, un tradizionalismo nozionistico che identifica la serietà con la quantità di contenuti trasmessi e misura la qualità dell’insegnamento dal volume del progra...

DOVETE PORTARCI RISPETTO

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Non scrivo più con la consueta frequenza: i mille impegni sono solo una parte del perché, in realtà i venti di guerra che soffiano sempre più impetuosi, lo stridere insistente di voci di odio dichiarato mi lacerano e zittiscono. Fatico a leggere la realtà, vorrei avere le certezze granitiche di chi si schiera con gli uni o con gli altri, di chi fa il tifo, di chi indossa casacche... La ragione non me lo permette.   Ma la vita è fatta, grazie al cielo, anche di cose piccole, circoscritte, limitate, che a tratti prendono il sopravvento e ci costringono, sempre grazie al cielo, a confrontarci con problemi che davvero siamo in grado di comprendere. Ora si apre la primavera: si alleggeriranno le giacche, si accorceranno le ombre, si tornerà sui prati. Presto sui prati tornaneranno anche, si spera, i pastori con le bestiole che dei prati si nutrono. Si spera, perché senza di loro addio prati, addio radure pulite. Forse ancora qualche volenteroso appassionato ce ...

FELICE DANTEDÍ! Dante aveva già visto tutto - IV

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Parte I - Gli ignavi Parte II - I lussuriosi Parte III - i golosi

DANTE AVEVA GIÀ VISTO TUTTO - III

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Parte I - Gli ignavi Parte II - I lussuriosi Parte IV - Avari e prodighi 

DANTE AVEVA GIÀ VISTO TUTTO - II

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Parte I - Gli ignavi Parte III - I golosi Parte IV - Avari e prodighi  

DANTE AVEVA GIÀ VISTO TUTTO

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Parte II - I lussuriosi Parte III - I golosi Parte IV - Avari e prodighi  

PERFORMANCE E CONTRIBUTO, IMMAGINE E PAROLA. Dello scrivere

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Si parlava di viaggi, di ricordi,  di avventure e la mia giovane interlocutrice se n'era uscita  con qualcosa che mi aveva  lasciata interdetta: «Ma il mio diario sono le storie di Instagram!».  Le stavo consigliando di scrivere, aspiravo ad essere una specie di saggia voce materna e lei mi aveva sistemato, con un filo di spocchia, come una povera scema d'altri tempi. Per scelta, da parecchio non mi perdo più a discutere con le superfici impermeabili, ma: un diario?  Le " storiiiies "?  Rinuncia totale a qualsiasi riflessione articolata, abdicazione alla parola, nessuna emozione per cui trovare un nome, non un tormento ...una banale vetrina: il tuo diario è un piccolo, triste, centro commerciale dell’anima, mia cara.  Mi torna in mente oggi, che sono un po'  incupita dagli eventi, quella breve conversazione; mi chiedo quali storie avrà prodotto la fanciulla mentre soffiano questi venti di guerra. Allora immagino la mia young lady i...

Nessun obiettivo politico, nessuna pretesa di sicurezza, nessuna invocazione della storia può giustificare

https://chiesavaldese.org/la-democrazia-non-si-costruisce-con-i-bombardamenti/ La  Comunione mondiale di chiese riformate (Wcrc)  è intervenuta sulla crisi in corso in Medio Oriente con una dichiarazione che si apre ricordando come «Di fro nte all’escalation di violenza in Medio Oriente, alziamo la nostra voce con urgenza e chiarezza morale: la guerra deve finire immediatamente. Chiediamo un cessate il fuoco immediato e incondizionato. I bombardamenti devono cessare. La distruzione deve cessare. Il ciclo di rappresaglie deve cessare. Nessun obiettivo politico, nessuna pretesa di sicurezza, nessuna invocazione della storia può giustificare l’incessante perdita di vite umane, la devastazione delle comunità o il trauma collettivo che ora travolge la regione. Ogni bomba che cade seppellisce non solo i cadaveri, ma anche la fragile speranza di pace». La dichiarazione cerca poi di fornire una cornice agli ultimi sviluppi: «L’attuale catastrofe non è priva di storia. Affonda le ...

Le mie modeste epifanie quotidiane - CHIESE

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👉 https://glierroridialice.blogspot.com/2026/03/nessun-obiettivo-politico-nessuna.html

"INSTA", GNE GNE

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Avete presente gli anni Ottanta? Andava di moda fermare i capelli in alto sulla testa, attorcigliando attorno alla coda di cavallo quei bigodini in schiuma morbida colorati. Orridi. Presumo fossero nati per tutt'altra funzione, ma a qualcuno doveva essere piaciuto usarli così e per qualche tempo noi ragazzine prendemmo lo stesso vezzo. Quanti fra voi hanno qualche volta utilizzato le mollette da bucato per fermare altro? Chiudere sacchetti, fissare un telo... E il bicarbonato? Chi ci lava la verdura, chi lo usa per le pulizie, chi come polvere lievitante, chi per sbiancare i denti. Pare che io "non sappia" usare Instagram. «Ma non ho capito quella foto che hai messo, ma è un libro?» «Perchè non hai messo le foto su Insta, mi piaceva vedere Stoccolma». Io devo stare su Instagram per ragioni personali, ma ci bazzico pochissimo; è un social che non mi piace, però non sono obbligata da contratto ad usarlo "come si deve": non potendo farci la coda di cavallo, né...

Le mie modeste epifanie quotidiane - FEMMINILE PLURALE

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Cara professoressa, quando ci siamo conosciute io non avevo mai preso la metro, mi depilavo di nascosto e di nascosto scrivevo poesie. Nel banco davanti al mio sedeva una bionda da urlo, se la ricorda? Abbronzatura UV e cartella Naj Oleari, già donna fatta. Ne ebbi soggezione finché non mi resi conto che collezionava clamorosi quattro come collezionava deliziose calze Burlington. Lei, professoressa, cosa vedeva in me? La mia sfacciata e falsissima sicurezza, il mio amore faticoso per le pagine scritte, la mia ingenuità di montanara trapiantata? Cosa ero io a quattordici anni? Faccia pulita e unghie mangiucchiate, jeans accuratamente tesi su un sedere perfetto e fiumi di parole, emozioni che toglievano il respiro e sogni piccoli piccoli. Me lo dica lei, cosa, chi apparivo. Io non lo so se posso vederle, le mie piccole donne che crescono. Mi voglio illudere di un candore inesistente. Quand'è che smettono di essere paperelle innocue e diventano temibili gatte? Quando è accaduto ...

PRIMA CHE LA COMPETIZIONE ABBIA INIZIO

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Le maestà delle steppe:  bellissimissime le divise dei Mongoli. E i British, così british nei loro adorabili cappottini british, i Cinesi ordinati e azzurri, gli Svedesi vestiti da operai dell'ANAS.  Poi c'erano gli Svizzeri un po' annoiati - che forse hanno fretta di gareggiare e mica possono perdere troppo tempo: facevano ciao con la manina e via. Più glaciali degli Islandesi.  Gli Statunitensi erano indubbiamente fighi, come devono essere per contratto, un po' bostoniani un po' Pochaontas, però, dai, il montgomery panna anche no, con buona pace di Ralph. Di coreografie e look mi intendo meno che di skeleton, perciò dovrei tacere. Ma, visto che il discorso inaugurale è stato tutto un parlare di Bellezza, oso soffermarmi su ciò che c'è di meno olimpionico alle olimpiadi. La cerimonia finale mi è piaciuta, anche l'animazione con la tizia che cadeva dalle aquile e si schiantava con gli sci trascorrendo rovinosamente da un'Olimpiade all...